BRESCIA Agri-Cultural City

Data la crisi della piccola e media industria che ha colpito l’Italia, e più in generale la recente crisi economica, dobbiamo pensare a dei nuovi modelli.

Brescia 3.0 vuole trasformare gli scarti della città in risorse.

Estrapolando da Brescia il tessuto urbano emerge già un sistema continuo formato da tessuto produttivo e agricolo che tiene assieme, quasi come un liquido amniotico, le parti residenziali.

Come nel problema figura-sfondo dipende da cosa si guarda e dove ricade l’interesse dell’osservatore.

La finalità è quindi quella di mappare le aree vacanti: vuoti urbaniedifici produttivi vacanti, mettendoli a sistema ai parchi, e alle aree agricole esistenti e, tramite interventi di micro e macro scala, creare un nuovo connettivo urbano per una nuova idea e immagine di città:

BRESCIA AGRI-CULTURAL CITY.

SCENARI POSSIBILI

Non vi è un masterplan pensato a priori, ma una lista di scenari e possibilità coerenti con l’idea dell’AGRI-CULTURAL CITY, capaci di essere elemento di indirizzo ma soprattutto di lasciare aperte possibilità, per una progettazione performativa basata sulla condivisione comunitaria di bisogni e desideri.

SOGGETTI COINVOLTI

Brescia 3.0 si pone quindi sia come riferimento per i vari portatori di interesse sia come catalizzatore di queste energie, al fine di favorire la creazione dell’AGRI-CULTURAL CITY.

La convinzione è che vi siano interessi convergenti i quali, tramite un coinvolgimento degli attori in campo, possano creare meccanismi solidali di attuazione.

SVILUPPI E RISULTATI ATTESI

Questo processo di cambiamento sarà graduale, un’azione virale basata oltre che sui processi di trasformazione anche sulla diffusione e condivisione di una cultura alla partecipazione al fine di:

  • Bonificare i siti inquinati, incentivare la produzione di energie rinnovabili, creare sistemi di raccolta e depurazione delle acque, rimboschire aree e creare corridoi ecologici per aumentare la biodiversità e ridurre i livelli di inquinamento;
  • Favorire la produzione di cibo di qualità facilitandone il reperimento da parte degli abitanti e generando nuove microeconomie legate alla vendita e alla ristorazione;
  • Ripensare il tessuto industriale, valutando nuove forme di impresa e start-up più compatibili con la città;
  • Ideare eventi e spazi per la cultura, quali laboratori cittadini di buone pratiche affinché diventino patrimonio degli abitanti della città.

Di fronte alla crisi che sta investendo il capitale e ai recenti scandali, creare economie che generino utilità collettive e imprese maggiormente legate all’ambiente e al sociale potrebbe essere l’unica via d’uscita possibile.

Tale sforzo deve coinvolgere tutti, per un ritorno non nostalgico, ma di valori e intenzioni, dalla città alla polis.

Brescia potrebbe così diventare una città “modello” e promuoversi già a partire da questo Expo: AGRICULTURAL-CITY è infatti una strategia applicabile anche in altre aree urbane caratterizzate da un diffuso tessuto produttivo in declino.