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La Nazione alimentata da sole

solar tokelau

Questo articolo è anche disponibile in: Inglese, Cinese tradizionale, Spagnolo

Di Christina Madden per Green Futures

Tokelau, un’isola nazione nel Pacifico, è il primo territorio al mondo ad essere completamente alimentato grazie l’energia solare, assicurandosi il fabbisogno energetico per il futuro. Christiana Figueres, segretario esecutivo del Congresso delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, ha elogiato la “leadership basata sul clima” di Tokelau – un microstato del Pacifico di appena 1.500 abitanti, e solo tre auto.

L’ex ulu (leader) Foua Toloa si è impegnato per attuare il passaggio dalla dipendenza dei combustibili fossili all’ultima conferenza climatica dell’ONU, annunciando che Tokelau avrebbe mandato “un messaggio al mondo”.

L’isola di Tokelau, appena due metri sopra il livello del mare, è estremamente vulnerabile all’innalzamento degli oceani e agli effetti del riscaldamento globale. Come dice Toloa: “Saremo tra i primi ad andare sott’acqua. Stiamo già soffrendo per le estreme condizioni meteorologiche, mareggiate, siccità, sbiancamento del corallo, inondazioni e la salinizzazione delle falde sotterranee “.

Un economia altalenante, così come le preoccupazioni ambientali, hanno ispirato il cambiamento. I generatori di Tokelau bruciavano 200 litri di gasolio al giorno, con un costo annuale che superava i 600.000 €. Con nessun aeroporto, i barili si trasportavano per migliaia di chilometri in barca in quantità relativamente piccole, i rapidi aumenti dei prezzi in corso erano anticipati.

Anne Wheldon, manager ricercatrice presso Ashden, dice: “Questo è un risultato significativo e Tokelau dovrebbe essere elogiata. I piccoli Stati insulari di tutto il mondo sono in grave pericolo a causa del cambiamento climatico, oltre ad essere estremamente vulnerabili agli aumenti del prezzo del petrolio. Ridurre la dipendenza di combustibili fossili importati creerà posti di lavoro e risorse finanziarie da investire in iniziative per mitigare i peggiori effetti causati dal cambiamento climatico.”

Tokelau solar

Un prestito agevolato di  7 milioni di $ NZ  (circa 4.4 milioni di €) ricevuto dal Programma di aiuto della Nuova Zelanda, ha pagato per la costruzione del più grande progetto di rete di energia solare al mondo, con una serie di 4.032 moduli fotovoltaici, 392 invertitori e 1344 batterie. Progettato dagli specialisti di PowerSmart, la speranza iniziale era di soddisfare il 93% del fabbisogno energetico di Tokelau. Ora, sembra che il sistema fornirà il 150%. La capacità totale della rete supera i 1400 MWh, con una riduzione delle emissioni annuali di anidride carbonica che va oltre le 950 tonnellate.

Fondamentale per il successo del progetto è stato il coinvolgimento della popolazione locale, che è stata impiegata per costruire e mantenere il sistema. Il costo verrà ammortizzato nel giro di sette anni, e il denaro risparmiato sarà riversato sull’assistenza sanitaria e sull’istruzione.

“Il fotovoltaico è una tecnologia matura ed affidabile ormai garantita da molti anni”, afferma Joseph Mayhew, manager responsabile dello sviluppo per l’energia presso il programma di aiuti della Nuova Zelanda. “Le energie rinnovabili non devono essere viste come una fonte ‘alternativa’ di energia, ma piuttosto come una chiave essenziale per sbloccare il potenziale del Pacifico.”

Jonathan Kings, amministratore di Tokelau, ha convenuto che “questo esempio dovrebbe essere copiato in tutte le isole del Pacifico”. Il programma di sviluppo delle Nazioni Unite dice che le isole sono tra i territori del mondo più dipendenti dal petrolio, in molti casi, il costo dell’importazione del carburante supera di molte volte le il guadagno ricavato dalle esportazioni.

La regione sembra ormai pronta per una rivoluzione energetica: un impianto fotovoltaico da 1 MW è in costruzione a Tonga, mentre Samoa, Tuvalu e le Isole Cook hanno in progetto di passare esclusivamente all’energia solare entro il 2020.

Questo articolo è apparso su Green Futures, la rivista indipendente di esperti sulla sostenibilità Forum for the Future.

Traduzione dall’Inglese a cura di Alessandro Vino.