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Strade attive nella baraccopoli Dharavi in India

dhavari

Questo articolo è anche disponibile in: Inglese, Cinese tradizionale, Spagnolo

La settimana scorsa, prima di partire per Mumbai a parlare alla successiva fermata del BMW Guggenheim Lab che ha visto 9 città in 6 anni di tour, ho visitato una nuova “comunità progettata” sul lato nord di Brisbane. Le case non sono state ancora costruite, ma le ampie strade residenziali, gli stretti sentieri di cemento su larghe aree verdi e recinzioni alte due metri sono già sul posto. Ho chiesto al responsabile delle vendite, dove potrei incontrare le persone della mia “comunità”, se mai dovessi – non che lo voglia – trasferirmi qui. Mi ha detto che potrei raggiungere il centro commerciale Westfield in meno di 14 minuti, in auto.

“A cosa stai pensando?” mi chiese Jeremy mentre eravamo fuori da un supermercato sorseggiando succo d’arancia Mercoledì mattina.

“Che questo si tratta probabilmente di un’utopia di strade attive. Il tipo di strada che gli architetti australiani, urbanisti e pianificatori di città sognano” gli risposi.

Eravamo nella via principale di Dharavi, uno dei più grandi slum dell’India, su uno dei rinomati tour di ‘Tour Slum’.

Il turismo Slum è piuttosto controverso, polemico e criticato, ma quello che abbiamo osservato, come residenti di Sydney e Brisbane dove la gente si ritira nella privacy dei loro cortili, per fare spese in distanti centri commerciali con aria condizionata e  dove le strade sono deserte dopo 21:00, è che qui le strade sono vive. Inoltre, i principi di progettazione orientati verso le persone sono realizzati molto bene.

La strada principale di Dharavi è fiancheggiata da negozi e da piccole imprese; fruttivendoli, negozi di ferramenta, chioschi di alimentari, un supermercato, una banca e venditori di sari (un indumento costituito da cotone o seta riccamente drappeggiato intorno al corpo, tradizionalmente indossati dalle donne indiane). Le strade sono una folla di persone, giovani, vecchi, donne, bambini, persone che fanno la spesa, persone che fanno commissioni e persone che svolgono le loro attività quotidiane.

In questa vera, e non fabbricata, strada e comunità le persone interagiscono, parlano, ridono, si stringono la mano, condividono opinioni, bevono Chai con gli amici, comprano, vendono, commerciano. I bambini camminano verso scuola mano nella mano, biciclette che trasportano carichi si muovono intorno a gruppi di persone che chiacchierano, le moto si spostano lentamente attorno le bancarelle cariche di verdura e naturalmente, il rumore di fondo è dato dagli autisti che premono sul clacson.

Dharavi è un luogo ad uso misto e un’area di sviluppo residenziale e commerciale indipendente con una popolazione superiore ad 1 milione. Ha un senso della comunità molto reale e genuino. È anche una delle più grandi baraccopoli del mondo. Ha un senso di scopo, è pieno di persone con spirito e determinazione, ma soprattutto ha quel “senso del luogo” che adorna lo sviluppo di proprietà in Australia con mezzi di marketing immobiliare .

La grande differenza tra Dharavi e la maggior parte delle città, tra cui Brisbane dove vivo, è che si è evoluta e sviluppata in maniera naturale nel corso degli ultimi 150 anni. Dharavi è stata creata dal popolo per il popolo, non pianificata e progettata su un tavolo da disegno o in un file. Forse anche i cittadini “di tutti i giorni” potranno progettare strade urbane in futuro? Forse queste sono conversazioni per il BMW Guggenheim Lab, in una delle prossime 6 città?

Rachel Smith è una pianificatrice del trasporto e lavora presso AECOM a Brisbane. È la fondatrice di Cycling Super Highways, creatrice di We Heart Cycling, co-fondatrice di Lazy Sunday Cycle e parte del BMW Guggenheim Lab.

Traduzione dall’inglese a cura di Alessandro Vino.

 Immagini di Ting Chen, Wing